C’è un momento in cui non ce la fai più. Non parlo di quando sei stressato per un progetto o in ritardo su una scadenza. Parlo di quella stanchezza che ti toglie il colore dal viso, che spegne l’entusiasmo anche per ciò che ami, che ti sveglia stanco e ti accompagna ovunque, come un’ombra. Io ho capito che non ero semplicemente “stressato” quando il mio corpo ha iniziato a mandare segnali strani: mal di schiena costanti, mente annebbiata, dimenticanze improvvise, e quel senso di distacco emotivo da tutto. Il burnout, ho scoperto, non è un nemico invisibile. È un linguaggio. E il corpo è il primo a parlarlo.
1. Burnout: cos’è davvero (e perché non è solo mentale)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il burnout come una sindrome da stress cronico legato al contesto lavorativo. Ma attenzione: non è solo una condizione mentale o emotiva. È un collasso psicofisico.
Il corpo entra in modalità sopravvivenza prolungata: il sistema nervoso simpatico (quello che ci fa combattere o fuggire) resta attivo troppo a lungo, senza che il sistema parasimpatico (quello che ci rilassa) riesca a compensare.
🧠 In parole semplici: è come se stessi correndo da un leone… per settimane. Il corpo non è fatto per resistere così a lungo. E comincia a cedere.
2. I segnali fisiologici da non ignorare
Il corpo è un ottimo “campanello d’allarme”, se impariamo ad ascoltarlo. Ecco alcuni segnali tipici del burnout che spesso vengono sottovalutati:
🔁 Stanchezza cronica
Non importa quanto dormi: ti svegli esausto. Il cortisolo è sballato, e la qualità del sonno si deteriora.
🤯 Nebbia mentale e difficoltà di concentrazione
Il cervello riduce l’attività della corteccia prefrontale per proteggersi. È più difficile prendere decisioni, memorizzare, organizzare.
💓 Alterazioni del battito cardiaco o respirazione
Tachicardia, affanno, tensione muscolare costante. Il sistema nervoso autonomo è in tilt.
🥴 Sensazione di distacco o cinismo
Il burnout spegne le emozioni positive. Ti senti “spento”, indifferente, svuotato. È un meccanismo di difesa del sistema limbico.
🧬 Infiammazione sistemica
A lungo termine, il burnout aumenta l’infiammazione a livello cellulare. Ecco perché può essere legato a malattie autoimmuni, gastrointestinali o cardiovascolari.
3. Strategie pratiche per prevenire e riequilibrare
La prevenzione del burnout non è un lusso, è una responsabilità — verso te stesso e verso chi ti sta intorno. Ecco alcune tecniche concrete, supportate dalla ricerca:
🧘♂️ Attiva il sistema parasimpatico
- Respirazione lenta e profonda (es. metodo 4-7-8)
- Docce calde e tecniche di grounding (contatto con il suolo, piedi nudi)
- Coerenza cardiaca (es. app come Inner Balance o RespiRelax)
📚 Fonte: McCraty, R. (HeartMath Institute), 2015
📅 Micro-pause intelligenti
Ogni 90 minuti, prenditi 5 minuti per alzarti, respirare, allungarti. Non è solo “buona abitudine”: riduce il carico sul sistema nervoso e aiuta il cervello a ricaricarsi.
❤️ Reimpara il piacere
Attività semplici che ti danno soddisfazione, anche piccole, attivano il circuito dopaminergico e rigenerano il tono dell’umore. Vale un caffè con un amico, una camminata al sole, 10 minuti di musica.
✍️ Pratica del journaling riflessivo
Scrivere ogni giorno una risposta a queste 3 domande:
- Come mi sento nel corpo oggi?
- Cosa mi ha drenato energia?
- Cosa posso fare per rispettarmi di più domani?
📚 Fonte: Pennebaker, J. (2011). “Expressive Writing and Mental Health”
Conclusione
Il burnout non arriva all’improvviso. Arriva piano, in silenzio, attraverso segnali che ignoriamo finché il corpo non ha altra scelta che fermarci.
💬 Una riflessione per te: se il tuo corpo fosse un collaboratore, e ti parlasse ogni giorno con piccoli segnali… lo ascolteresti? O aspetteresti che urli?
La buona notizia è che puoi fare inversione di rotta. Non serve stravolgere la vita, basta iniziare ad ascoltare. Un respiro alla volta.